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Cronache - 10-04-2018 - Roma Barcellona - Racconto di una partita vissuta in famiglia


Pubblicato il 27/12/2020
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Su questa partita è stato scritto tanto, alcuni potrebbero dire anche troppo. Troppo, perchè il tifoso romanista vive di ricordi? Oppure perchè alla fine è stata un'impresa fine a sè stessa, non avendo comunque portato alla vittoria del trofeo finale? Non lo so, ma ho voglia di scrivere di questa partita, delle emozioni che ha regalato, e della gioia immensa che ci ha fatto provare.

Innanzi tutto ammetto, a malincuore, di aver visto la partita a casa e non allo stadio. Ero in compagnia dei miei due figli. Il grande tifa Lazio (....vi prego, non infierite!) e il piccolo non è così interessato al calcio. Iniziamo a vedere la partita mentre ceniamo. 

Non mi dilungherò nella cronaca, perchè immagino che la conosciamo tutti abbastanza bene, e in ogni caso potete visionare i video in fondo all'articolo. Quello di cui volevo raccontarvi invece sono le reazioni dei miei figli.

Al gol di Dzeko io ho esultato come si conviene ad un adulto sano di mente e padre di famiglia, ma soprattutto come si esulta quando si viene da una sconfitta di 4-1 (immeritata, ma i numeri erano comunque crudeli) e si gioca contro il Barcellona. Il laziale ammira con garbato distacco la pregevolezza del passaggio di De Rossi, e la qualità del controllo del bosniaco. Il piccolo mi chiede per l'ennesima volta quanti gol dovrebbe fare la Roma per qualificarsi, e poi si lancia in silenziosi calcoli che lo stufano dopo qualche secondo.

La partita procede con la Roma che controlla bene il gioco e JJ che annulla il malcapitato Messi. Ogni volta che l'argenti tocca palla arrivano puntuali le domande dei figlioli sui numeri del n.10 blaugrana: quante Champions ha vinto Messi, papà? quanti gol ha fatto in totale? ma a voi (alla Roma, ndr) quante volte vi ha purgato? (questa l'ha fatta il laziale infame) ecc. ecc.

Alla fine del primo tempo si fa pausa anche in casa. Si sfrutta l'intervallo per sparecchiare la tavola e per trasferirsi dalle sedie intorno al tavolo ai comodi cuscini del divano.

Inizia il secondo tempo e la Roma pare crederci! Dopo neanche un quarto d'ora arriva il rigore sacrosanto per fallo di Pique su Dzeko. De Rossi prende il pallone e lo posiziona sul dischetto. "Papà, De Rossi è forte a tirare i rigori! Ti ricordi quello contro la Francia?" il commento del figliolo biancoceleste. Parta la grattata cercando di mantenerla nascosta, per non urtare la sensibilità della prole, che sebbene fedigrafa, resta pur sempre un piezz'e'core. La tensione è altissima! Anche il secondo figlio, quello a cui il calcio non piace, anzi a cui il calcio proprio je rimbalza, ha posato il cellulare (esatto, avete letto bene!) e sta con gli occhi fissi sul televisore, ammutolito. Ore e ore per far uscire tutti i giocatori dall'area di rigore e aspettare quel fischio.... rincorsa, tiro e gol!!! Stavolta l'esultanza non tiene conto di principi morali e ruoli societari. Stavolta si urla!

Palla al centro e da questo momento ci sono sei occhi fissi sulla televisione. Mille domande arrivano e mille risposte vengono consegnate al mittente, con una velocità di chiacchiera che è proporzionale alla velocità del battito cardiaco. C'è partecipazione, c'è coinvolgimento, ci sono emozioni anche nei cuori non giallorossi.

C'è una cosa che dovete sapere: non so per quale stranissimo motivo, ma il giocatore preferito del mio figlio laziale è sempre stato Manolas. Sarà per la somiglianza fisica, sarà per lo spirito guerriero del greco o perchè al fantacalcio gli avrà fatto qualche stagione straordinaria, fatto sta che è il suo idolo. "Papà, vedrai che Manolas vi fa passare il turno!" questa la sua previsione a 20 minuti dalla fine.

Giusto il tempo di imprecare per la parata di Ter Stegen su El Shaarawy, e arriva il corner battuto da Under. Cross di sinistro verso il primo palo, girata di testa del greco e palla in rete. Raramente ho visto un romanista esultare ad un gol come esultò mio figlio (laziale) al gol di Manolas. "Manolaaaaaas!!! Manolaaaaaas!!! Manolaaaaaas!!! Manolaaaaaas!!!" non la smetteva più. Io che saltavo da tutte le parti, e l'altro figlio che non sapeva che fare ma che urlava come un matto anche lui. Le immagini che seguivano il n.44 con i suoi occhi spiritati, a battersi il petto con una forza tale che si sarà lasciato qualche livido, ci hanno fatto ridere come matti. "Lo amo, lo amo! è il più forte di tutti!!"

Gli ultimi quindici minuti sono passati con tanta di quella energia in corpo che si sarebbe potuto correre una maratona. Al fischio finale mi sono abbracciato i miei figli e loro hanno abbracciato me in una esplosione di gioia pura. Che momento! 

Ancora oggi ne parliamo e ancora oggi rivedo nei loro occhi il ricordo di una serata che ha annullato ogni barriera calcistica, ogni distanza di tifo, ogni pregiudizio legato ai colori.

Sono convinto che ogni romanista abbia almeno un amico laziale, quell'amico col quale ti prendi per il culo tutte le domeniche e non solo, quell'amico che il giorno del derby è meglio che non lo senti, quell'amico che alla fine è "comunque" il tuo amico. Quella serata, sotto sotto, è riuscita a far emozionare anche loro, e questo solo la nostra Roma poteva farlo.







 

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